LO SFRUTTAMENTO MINORILE

La visione del film “Iqbal. Bambini senza paura” ci ha dato la possibilità di riflettere su una tematica di grande attualità: lo sfruttamento del lavoro minorile. In classe abbiamo discusso molto di questo argomento e abbiamo avuto la possibilità di conoscere realtà diverse dalla nostra, situazioni drammatiche di minori che vivono in condizioni precarie, che hanno poco cibo a disposizione, che non possono disporre di medicine adeguate, che non possono andare a scuola perché sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie. In particolare con il professor Leorato abbiamo visto due documentari che ci hanno colpito molto: i bambini spaccapietre del Benin e le miniere di coltan in Congo.


I bambini spaccapietre del Benin

Molti bambini nel mondo non possono giocare e andare a scuola perché costretti a lavorare. Le loro famiglie sono talmente povere che i genitori hanno bisogno del contributo di tutti, anche dei figli più piccoli, per poter sperare di sopravvivere. E così nel Benin, un piccolo stato dell’Africa occidentale, tantissimi bambini, fin dall’età di pochi anni, sono costretti a lavorare ore e ore sotto il sole africano a spaccare pietre. Si tratta di un lavoro massacrante che consiste nel frantumare con piccoli martelli delle pietre più grandi che vengono raccolte dagli adulti. I sassolini che si ricavano vengono poi venduti e utilizzati nelle attività edilizie. Proprio per la loro giovane età, alcuni hanno 4-5 anni, rischiano di farsi male agli arti. Molti bambini hanno gravi problemi di salute, causati da questo faticoso lavoro, come asma e tosse e problemi agli occhi a causa delle polveri che respirano, oppure deformazioni degli arti per la posizione che assumono per molte ore nel corso della giornata. Il lavoro è massacrante e pericoloso, ma poco redditizio, in quanto frutta ai bambini e alle loro famiglie solo pochi dollari al giorno. Alcuni di questi bambini, i più fortunati, sono stati aiutati dalle ONG (organizzazioni non governative) che operano con i loro progetti in Benin e cercano di costruire scuole e promuovere adozioni a distanza per cercare di dare un futuro a questi bambini.

Le miniere dove nascono gli smartphone

Tutti noi usiamo ogni giorno la tecnologia (smartphone, computer, videogame, …), ma non sappiamo che il funzionamento di questi strumenti è possibile anche grazie ad un minerale che proviene da molto lontano. Si tratta del Coltan (abbreviazione di columbite – tantalite), un minerale raro da trovare e che è fondamentale per il funzionamento di tutti i componenti elettronici. Il maggior produttore di coltan è il Congo, uno stato dell’Africa, da cui proviene l’80% del coltan a livello mondiale.

Il documentario che abbiamo visto in classe presenta le condizioni di lavoro della più grande miniera di coltan del Congo che si trova nella città di Goma.

Gli edifici della città sono fatiscenti: case di legno, senza acqua corrente ed elettricità, le strade sembrano gli alvei di un fiume e i mezzi che cercano di percorrerle spesso sprofondano nel fango. E poi la miniera! Un’immensa collina squartata dalle pale, dai badili e dai picconi dei minatori. Si tratta di persone povere che fanno un lavoro durissimo per molte ore al giorno, 7 giorni su 7. Alla sera alcuni sono così stanchi che non tornano nemmeno a casa, ma dormono in rifugi di fortuna situati vicino alla miniera. Molti non sanno neppure che cosa estraggono e a che cosa serva ciò che portano alla luce: loro lavorano e basta…per pochi dollari! I guadagni vanno altrove, nei
Paesi occidentali.
Le immagini diventano impressionanti quando si entra nelle miniere sotterranee: tunnel strettissimi dove manca l’aria e spesso si lavora con l’acqua alle ginocchia. In questi luoghi si può perdere la vita da un istante all’altro a causa di un crollo o di un’inondazione. Ma la cosa ancora più incredibile è che in queste miniere di coltan lavorano anche dei minori, nonostante il Congo abbia aderito ai progetti dell’ONU in difesa del minore. Si vedono molti bambini con le pale in mano, sporchi e stanchi, che, non appena vedono le telecamere, gettano via i loro attrezzi da lavoro e corrono a nascondersi. Queste sono le miniere in cui nascono i nostri smartphone!


Altre storie

Approfondendo il lavoro di ricerca abbiamo letto tante altre storie di sfruttamento del lavoro minorile che avvengono sempre con la complicità e la corruzione dei governi locali:

a) tessitori di tappeti in Asia che vivono come schiavi, incatenati ai loro telai;

b) bambini che lavorano nelle fabbriche tessili in Cina e che spesso soffrono di gravi malattie alla pelle e agli occhi;

c) bambini impiegati in duri lavori nella coltivazione dei campi e nell’allevamento del bestiame in Africa, in Asia, in Sud America e anche nell’Est dell’Europa (Moldavia e Romania);

d) i bambini soldato costretti a prendere le armi e a combattere. A questo proposito va detto anche che, pur esistendo numerose convenzioni internazionali nate allo scopo di limitare la partecipazione dei bambini ai conflitti, il fenomeno purtroppo è in aumento negli ultimi decenni. Sempre nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che ad alcuni bambini soldato vengono addirittura somministrati stupefacenti per farli combattere e inibire la paura. Inoltre questo triste fenomeno riguarda anche le bambine che vengono sfruttate dall’esercito per scopi sessuali, per piazzare esplosivi, per aprire la strada ai soldati nei campi minati.

 

TESTO A CURA DELLA CLASSE 2E

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